La morte e la giostra

19 gennaio 2010

La morte incombe ma la giostra continua a girare.
Accade così in una discoteca del Polesine, dove una ragazza di ventinove anni lo scorso fine settimana si è accasciata ed è morta senza che venisse interrotta la musica, senza che il mondo di esseri umani intorno a lei si fermasse per il dovuto rispetto verso “un’anima che partiva”.
Accade ad Haiti dove le navi da crociera della Royal Caribbean Cruise continuano a far scalo e i turisti si godono sole e mare cristallini al villaggio vacanze, mentre le vittime del sisma vengono ammassate lungo le strade, senza un nome, un’identità.
Atteggiamenti come questi rivelano, a mio avviso, un carattere preoccupante della nostra civiltà, parlano di profondo imbarbarimento, altro che civiltà del progresso, questi sono i segni di una nuova preoccupante decadenza.
Tanto cinismo fa rabbrividire persino i sociologi più disincantati e la voce di chi cerca di giustificare questo comportamento dicendo che il turismo è una risorsa e che le navi portano anche aiuti, appare un controcanto poco credibile.
Che la giostra continui a girare dunque, ingrassi l’industria del turismo, ma finita la “sagra” che cosa rimarrà dell’uomo? Possibile che anche la morte così vicina, così spaventosamente presente non scuota l’essere umano? Cosa sta accadendo? Dove si è persa l’umanità?

Germana Urbani


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